L’esaltazione della fratellanza comunitaria nell’ultima Enciclica di Papa Francesco

  Vito Varricchio

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Accoglienza del Papa

Il Covid-19 prosegue la sua corsa. I governi di tutto il mondo stanno valutando nuovi piani per arginare gli effetti della pandemia sull’economia. E, di solito, al primo starnuto del libero mercato i suoi nemici inneggiano alla sua ineluttabile caduta, riproponendo ricette di decrescita felice.

Nello stesso filone, si potrebbe inserire anche l’ultima enciclica, Fratelli tutti. «Siamo più soli che mai – scrive il Papa – in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori».

Oggi la Chiesa si trova ad affrontare scandali interni, come lo stile di vita poco francescano del cardinale Becciu, e tensioni esterne con alleati storici come gli Stati Uniti, tanto che lo scorso settembre Papa Francesco non ha incontrato il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, presente al meeting sulla libertà religiosa all’Ambasciata americana presso la Santa Sede. Eppure, molti vedono in papa Francesco l’ultimo baluardo contro il sovranismo. Ma, ci chiediamo, chi è l’avversario dell’ultima enciclica?

Per tentare una risposta leggiamo: «tanto da alcuni regimi politici populisti quanto da posizioni economiche liberali, si sostiene che occorre evitare ad ogni costo l’arrivo di persone migranti. Al tempo stesso si argomenta che conviene limitare l’aiuto ai Paesi poveri, così che tocchino il fondo e decidano di adottare misure di austerità». Dunque, il nemico sembra sempre lo stesso: il libero mercato. Spesso capita, però, che il libero mercato rappresenti il classico «fantoccio», come lo definiva Einaudi, per attaccare il liberalismo. Infatti, sempre papa Francesco sostiene che «la libertà umana pretende di costruire tutto a partire da zero». Altro che modernità! Altro che progressismo!

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Così sembra che la Chiesa cattolica non strizzi l’occhio al pensiero moderno, al mito della ricchezza materiale e spirituale, ma che stia tornando indietro di secoli. Verso il cristianesimo delle origini? Se la risposta è affermativa, allora il Papa sta riallacciando relazioni culturali con il marxismo. E quindi, si tratterebbe di una vera riproposizione di valori etici, che hanno già segnato a ferro e a fuoco il mondo. Entrambe le religioni – quella cristiana e quella marxista – convinte dell’inesorabile destino apocalittico di un  mondo devastato dall’individualismo, prospettano un ritorno dell’uomo nell’Eden collettivistico. Tutti fratelli, dunque, in un’unica grande comunità. In un Noi senza Io.

Il dissolvimento dell’io in qualcosa di più grande che trascenda l’individualità viene presentata anche dall’enciclica papale, quando si afferma che «abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune».

In Fratelli tutti, risuona il messaggio ecumenico e materno della Chiesa. Il mondo, in bilico tra gli squali delle agenzie di ranking e i piranha nazionalisti, può ricevere conforto solo dalla Chiesa, perché depositaria unica del puro messaggio di fratellanza e d’amore. Solo la Chiesa è pronta ad accogliere ed accudire i suoi figli più sfortunati, le vittime della malefica globalizzazione.

Ma cosa succede, quando il figlio diviene maggiorenne? La risposta è molto semplice. Gli uomini saranno trattenuti in un’eterna infanzia. Una madre ti coccolerà sempre, ti proteggerà dalle avversità, che la vita per forza di cose ti metterà davanti e alimenterà i tuoi sogni affinché tu possa sempre credere. Una madre non ti abbandonerà mai. Ma se queste frasi al miele, farebbero arrossire qualsiasi madre, dal punto di vista politico suonano liberticide. Alla fine, l’umanità rischia di somigliare a una massa di poveri ed eterni adolescenti incompiuti, stretta nella morsa affettiva – così stretta da togliere il fiato – di Madre Chiesa e Padre Stato.

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Tornano dunque, le eterne accuse di Nietzsche, secondo il quale il cristianesimo «ha preso le parti di tutto quanto è debole, abietto, malriuscito; della contraddizione contro gli istinti di conservazione della vita forte ha fatto un’ideale». Che Dio sia morto davvero?

Vito Varricchio

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Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi del Sannio e appassionato inguaribile di filosofia. Non ama prendersi troppo sul serio.