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La sfida totalitaria

Se rivolgiamo il nostro sguardo alla prima metà del secolo che si è appena concluso, questo nostro mondo ci appare come un immenso mattatoio dove giacciono centinaia di milioni di cadaveri. Corpi rigidi, esangui, smembrati. Le immagini dei filmati dell’epoca trasmesse per non dimenticare ci mostrano corpi congelati per i rigori dei rigidi inverni nord-europei. Corpi arsi tra le dune dei deserti africani. Sagome immobili, galleggianti tra le acque degli oceani dall’Atlantico al Pacifico. Resti umani scarnificati dalle torture inflitte nei campi di concentramento nazisti, nei gulag comunisti o nei campi di rieducazione cambogiani. Davanti a queste immagini, da più di cinquant’anni, affiora nella mente di ognuno la domanda: come è stato possibile? E prima di formulare una risposta, le labbra sussurrano un proponimento, una sorta di voto nei confronti dell’umanità: << non dovrà più accadere! Mai più!>>.

Il voto, appena formulato è gia infranto: le guerre non sono mai finite. Qualche tregua certo. Ma poi, in qualche parte di questo mondo, riprendono i conflitti: Corea, Vietnam, Libano, ed ora Iraq, Afghanistan, Centro Africa. Chi sa, forse riuscire a capire il perché di quella maledizione, che è in noi e che ci spinge a massacrarci l’uno contro l’altro, potrebbe aiutarci a smetterla una buona volta!

Capire, certo! E per capire non possiamo fare altro che interrogare la nostra Storia e la nostra più intima natura di esseri umani.

La storia politica del Ventesimo secolo può essere sinteticamente descritta come lo scontro fra la democrazia liberale ed il totalitarismo. Molti dimenticano che, per buona parte del secolo scorso, la maggioranza dei Paesi europei sono stati dominati da regimi politici dittatoriali e/o totalitari : fascismo, franchismo, nazismo e comunismo avevano lanciato la loro sfida alla democrazia liberale. La sconfitta del nazi-fascismo, prima, e l’ autodissoluzione progressiva ed inarrestabile dei vari regimi comunisti hanno decretato l’affermazione in vaste aree del mondo del modello sociale liberal-democratico.

Oggi, finalmente, graduata in varie forme istituzionali, la dottrina liberale ispira le varie forme di governo di tutta l’Europa grazie a coloro che, anche a prezzo della vita, hanno accettato quella sfida e l’ hanno vinta. Eppure le conquiste liberali – quali: l’esercizio delle libertà e la tutela dei diritti di ogni singolo individuo – restano valori rari tutelati da norme fragili. Come tutte le conquiste, fatte dall’umanità nel corso dei millenni e racchiuse in quel prezioso scrigno che chiamiamo Civiltà, anche le conquiste liberali possono svanire per incuria o essere cancellate dalla mano di un despota che avrà, forse, l’ardire di presentarsi come l’ultimo e autentico liberatore. << Non c’e nessuna conquista umana – avverte Jose Ortega y Gasset, in una dei brani più toccanti de L’uomo e la gente – che sia stabile. Anche la conquista che appaia definitiva e consolidata può svanire nel giro di poche generazioni (…). L’uomo si è fabbricato una zattera in quel naufragio iniziale che è sempre il vivere. Ciò che noi chiamiamo civiltà, tutte queste certezze sono insicure, tanto che in un batter d’occhio, alla più piccola disattenzione, scappano dalle mani dell’uomo e svaniscono come fantasmi. La storia ci parla di innumerevoli regressi, di decadenze e di degenerazioni. Ma non è detto che non siano possibili regressi assai più radicali di quelli che conosciamo, ivi incluso il più radicale di tutti: la totale volatilizzazione dell’uomo come uomo od il suo malinconico ritorno alla scala animale >>.

La lotta per l’affermazione delle libertà e della tolleranza non è ancora conclusa. Da ultimo il totalitarismo teocratico islamico ha lanciato la sua sfida ai regimi liberali. Il conflitto è in atto. Ancora una volta l’esito finale è incerto. Di sicuro provocherà nuovi lutti.

L’ultimo attentato al liberalismo: la falsificazione della Storia

Nonostante la vittoria sui modelli liberticidi, proprio oggi, la cultura liberare, anche nell’universo occidentale, corre una nuova forma di rischio : la sua completa svalutazione, la sua irreversibile mistificazione per un eccesso di ambigue adesioni che ne falsificano il significato. Infatti tutti i politici della nostra vecchia Europa si dichiarano “liberaldemocratici”. Qui da noi in Italia, ad esempio, gli eredi storici della tradizione nazi-fascista e comunista, dopo aver cancellato la lugubre simbologia del passato dai loro labari e dalle loro insegne, ora, a colpi di rifondazioni semestrali dei loro partiti, fanno a gara per autolegittimarsi “liberali”, e, visto che ci sono, possono anche legittimarsi reciprocamente.

Certo, si potrebbero giudicare positivamente le varie revisioni ed esclamare: << Meglio tardi che mai! >>. Niente affatto! Permangono aspetti inquietanti. L’aspetto che risulta più grottesco è il seguente: i leader delle recenti strutture politiche dichiarano che sia loro che le loro formazioni politiche sono liberali da sempre. Infatti, riscrivendo la loro storia e quella delle loro formazioni politiche, essi affermano che poi, tutto sommato, liberali, a guardar bene lo sono sempre stati. Gli eredi diretti delle aberrazioni hitleriane e staliniane erano liberali e nessuno se ne era accorto. I martiri liberali si staranno rivoltando nelle loro tombe. E tranne qualche voce nel deserto, nessuno denuncia seriamente la falsificazione storica in atto.

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